La Villa dei Conti Sigurtà a Valeggio sul Mincio riapre le sue porte nello auspicio di un progressivo ritorno alla normalità.

 Sono andata a visitare quella che continua ad essere una splendida “location” per gli eventi, pensando che mi attendesse un interessante museo risorgimentale, e invece mi sono trovata coinvolta in un sorprendente itinerario pieno di vita, in cui si mescolano la storia, la poesia e i meravigliosi paesaggi del giardino, con il ricordo di un incredibile numero di ospiti illustri.

Mi ha ricevuto il proprietario José Carlos Ruiz-Berdejo Sigurtà, con la squisita cordialità di un diplomatico di vecchio stampo. È stato per quasi vent’anni Console onorario d’Italia a Siviglia, la sua città natale, attività che ha condiviso con l’avvocatura. In perfetto equilibrio con l’esplosiva e quasi incontrollabile spontanea simpatia della moglie Clelia, pittrice astratta e di nobile famiglia Bresciana, il Console accompagna le visite all’interno della dimora, in un viaggio nel tempo ricco di ricordi ed emozioni.

 Nell’affascinante percorso, fai un balzo dalla Repubblica Veneta del 1400 quando i Contarini, e in seguito Pace Guarienti, acquistarono l’antica casa padronale, fino ad arrivare alla fine del Seicento, quando i Maffei commissionarono all’Architetto Pellesina la costruzione di una Villa Palladiana con influssi barocchi. Dopo un’occhiata al Giardino Segreto, passando per la veranda decorata con i nodi Sabaudi dedicati a Carlo Alberto Re di Sardegna, ti immergi nella mitologia classica e nella lettura delle scritte in latino dell’imponente Scalone d’Onore. Gli Affreschi con la “Caduta di Fetonte” e con “Apollo fra le Muse” sono le opere mirabili di Biagio Falcieri e di Carlo Sferini. Dall’Olimpo t’imbatti nel Risorgimento, visitando il salone dove Napoleone III preparò il Trattato di Villafranca. Di fianco l’Alcova, meravigliosa camera, nella quale l’Imperatore dormì per 11 notti, forse accompagnato nei sogni o nella realtà dalla Contessa di Castiglione.

 Nel grande Salone degli Ambasciatori, insieme al ricordo della Croce Rossa, puoi ammirare le foto dei luminari della scienza che ha ospitato il Conte Sigurtà, tra i quali diversi Premi Nobel.

Attraversata la sala dei Ventagli, collezionati dalla nonna del Console nata nella Manila Spagnola dell’Ottocento, raggiungi la Saletta del Tè, con il ricordo di quando la Contessa Sigurtà lo sorseggiava insieme a Maria Callas e a Gianbattista Meneghini, e puoi osservare le immagini di altri ospiti tra cui: Luchino Visconti, Mina Mazzinied e Uto Ughi. Riprendi il fiato e, dopo aver attraversato la grande sala al pianterreno, ti sorprende un grande quadro dell’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, nella Sala a lui dedicata, in ricordo del suo breve soggiorno. Molti mobili sono quasi ricoperti dalle cornici con immagini delle Famiglie Reali e dei Capi di Stato ospitati in Villa o che hanno avuto rapporti con la famiglia Ruiz-Berdejo Sigurtà. Da lì raggiungi la Sala delle Cacce, decorata da grandi affreschi con motivi venatori e con il contrasto di un tocco animalista nelle foto dei cani che, per lunghi anni, offrirono il loro affetto alla famiglia.

Quando quel ricco insieme di ricordi, aneddoti ed episodi storici sembra voler affollare troppo la mente, arrivi all’aperto e respiri gli aromi dei fiori dello splendido Giardino Privato. La Piazza d’Armi ricorda un vertiginoso tragitto nel tempo, dagli Armigeri di Maffei alle truppe Tedesche che requisirono la Villa nella Seconda Guerra Mondiale, passando attraverso il Risorgimento che vide schierate le guardie di due Imperatori in un breve lasso di tempo.

Davanti ai tuoi occhi s’impone il gigantesco Ginkgo Biloba, di ben quattro secoli e famoso albero venerato dagli Asiatici, che ci invita a raggiungere, attraverso il tappetto verde circondato dai colori intensi degli aceri giapponesi e delle rose, il Sentiero di Ippolito Pindemonte. Suggerito ai Maffei dal grande poeta veronese, ci permette di raggiungere il Ninfeo dedicato al Marchese Scipione. Tra getti e cascate si ricordano le note della “Fida Ninfa” di Antonio Vivaldi, nel cui libretto descrisse quello che fu forse il più importante personaggio della famiglia Maffei.

Ritornando in Villa si continua a sognare in un “brindisi alla vita” con i vini dell’Azienda Agricola familiare.

Quando attraversai il Cancello, avvolta dal sorriso dei padroni di casa, pensai che quella dimora, ricca di storia e di vita, fosse veramente il luogo ideale per trascorrere dei momenti magici al difuori del tempo. 

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